Per gli agenti immobiliari, utilizzare l’intelligenza artificiale è ormai un’attività quotidiana. Ma c’è una cosa che l’AI non può fare, per quanto le sue risposte sembrino sicure: decidere.

Intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale non interpreta il caso specifico che hai davanti. Restituisce risposte generiche, identiche per ogni situazione, costruite per “suonare giuste” più che per esserlo davvero. E soprattutto non ha mai vissuto un controllo vero, non sa cosa succede realmente quando un funzionario verifica una pratica in agenzia. Il rischio? Affidarsi a una procedura che l’AI ti ha presentato come corretta, ma che il legislatore – e di conseguenza chi effettua i controlli – potrebbe interpretare in modo completamente diverso.

In questo articolo vogliamo darti alcuni consigli sulle precauzioni da adottare quando utilizzi i sistemi di AI nella tua attività.

 

AI e real estate: i rischi reali che ogni agente deve conoscere nel 2026

Quante volte hai aperto ChatGPT o altre AI per trovare una risposta veloce su una normativa, un adempimento o una procedura burocratica? Probabilmente più di una, ed è del tutto normale: l’AI è efficiente e comoda, risponde in pochi secondi e lo fa con un tono sicuro che mette a proprio agio. Tuttavia, è proprio qui che nasce l’errore.

L’AI non sa quando sbaglia: quando non ha la risposta corretta non te lo dice, anzi, può capitare che al fine di rispondere s’inventi qualcosa di plausibile. È un fenomeno chiamato in gergo tecnico “allucinazione” e che ha già iniziato a causare danni concreti a professionisti ben più abituati dei comuni mortali a muoversi tra i testi di legge.

Prendiamo il caso degli avvocati: nel gennaio 2025, in un procedimento davanti al Tribunale di Firenze, una delle parti ha citato in uno dei propri atti difensivi diverse sentenze della Corte di Cassazione per rafforzare la propria posizione. Peccato che quelle sentenze non esistessero: erano state inventate dall’AI, complete di sezione, numero e data, e il difensore non ne aveva verificato l’esistenza prima di citarle.

Qualche mese dopo, un magistrato del Tribunale di Torino ha condannato una parte per “lite temeraria”, cioè per aver agito in giudizio in modo avventato e immotivato (la cosiddetta “responsabilità aggravata” prevista dall’art. 96 del codice di procedura civile). La parte aveva infatti depositato un ricorso “manifestamente infondato” e redatto “con malafede o [comunque] colpa grave”, descritto dal giudice come “un coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di ordine logico e in larga parte inconferenti”. Il ricorso, come poi emerso, era stato redatto interamente con l’AI.

In un altro caso, ancora più recente, del 2026, un giudice del Tribunale di Siracusa ha rinvenuto in un atto la citazione di ben quattro sentenze della Cassazione, di cui erano indicati “diligentemente” anche data, numero e sezione: tutti dettagli che, dopo una verifica, si sono rivelati del tutto inventati. In questo caso il giudice ha compiuto un passo ancora più netto, qualificando come colpa grave del professionista l’essersi affidato all’AI senza verificare le fonti citate.

In meno di quattordici mesi, quindi, ben tre tribunali italiani hanno chiarito in maniera categorica che fidarsi ciecamente dell’AI ha un costo legale, deontologico e reputazionale.

Ora fermati un secondo e rifletti: se persino degli avvocati, che hanno un’alta competenza e una vasta conoscenza della materia legale, si sono lasciati convincere a usare sentenze del tutto inventate dal modo plausibile con cui l’AI risponde ai quesiti, immagina cosa potrebbe succedere quando un agente immobiliare dovesse chiedere all’AI un parere su come gestire una difformità catastale, un preliminare di vendita o un obbligo antiriciclaggio. Riceverebbe sicuramente una risposta apparentemente impeccabile, scritta in modo scorrevole, dettagliato e convincente. Eppure, quella risposta così convincente potrebbe essere priva di qualsivoglia riscontro reale e, senza una verifica preventiva, il rischio sarebbe di scoprirlo solo quando il danno è ormai fatto.

La burocrazia immobiliare è uno dei terreni più insidiosi in cui l’AI possa avventurarsi: norme che cambiano, circolari che si aggiornano e obblighi che variano a seconda della tipologia di immobile o della Regione. L’AI lavora sui dati del passato, mentre la legge è un sistema in continuo divenire, sempre proiettato in avanti. Per di più, non è detto che il tuo cliente sappia distinguere una risposta corretta da una che sembra soltanto esserlo.

Per questo esiste chi, invece di generare risposte, le verifica: te ne parleremo nel prossimo paragrafo.

 

Perché l’AI non può sostituire un esperto di burocrazia immobiliare

Proviamo a spiegare come funziona l’AI con una metafora. Immagina uno studente che, qualche mese prima di un esame, per prepararsi, ha letto migliaia di libri, articoli, forum e siti web; insomma, conosce tutto ciò che in quel momento esisteva in rete su un determinato argomento ed è, quindi, pronto a rispondere a qualsiasi domanda in modo fluido e convincente. Dopo aver concluso lo studio, tuttavia, il nostro studente non ha più aperto un libro né letto altro e, perciò, non sa se nel frattempo alcune di quelle nozioni siano diventate obsolete. In più, questo studente deve assolutamente superare l’esame e, perciò, risponderà sempre con sicurezza a qualsiasi domanda, a prescindere dal fatto che conosca davvero la risposta o che abbia ragione o torto: deve passare, non ha margine per dire “aspetta, su questo non sono sicuro”.

Ecco, ChatGPT e molte altre AI operano con modalità similari: forniscono una risposta, ma non è detto che abbiano accesso a internet in tempo reale, che sappiano cosa è cambiato nell’ultima circolare dell’Agenzia delle Entrate o che siano in grado di distinguere tra una normativa obsoleta e una ancora in vigore. Questo potrebbe essere un problema: come probabilmente sai, infatti, la burocrazia immobiliare italiana, tra conformità catastali, obblighi antiriciclaggio, APE, privacy e preliminari di vendita, è una materia soggetta a continui mutamenti e aggiornamenti.

La vera questione, tuttavia, è un’altra ed è ancora più importante: usando un’AI, la responsabilità non passa all’AI, ma resta dell’utente.

Oltre ai tribunali, lo dicono esplicitamente le norme: la Legge n. 132/2025, prima legge italiana sull’intelligenza artificiale, entrata in vigore il 10 ottobre 2025, stabilisce che l’utilizzo di sistemi di AI nelle professioni intellettuali è finalizzato al solo supporto dell’attività professionale, dovendo rimanere prevalente il lavoro intellettuale del professionista, e che le informazioni relative all’uso dell’AI devono essere comunicate al cliente con linguaggio chiaro e semplice. Tradotto: se usi l’AI per svolgere un’attività per un cliente devi informarlo e, per precauzione tua, devi verificare che l’output dell’AI sia corretto.

Oltre al quadro di cui sopra, una notizia di appena pochi giorni fa rende ancora più urgente la necessità di essere preparati sul tema. Infatti, il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato i due decreti legislativi attuativi della Legge 132/2025, delineando il primo quadro normativo nazionale organico sull’intelligenza artificiale, in piena conformità con l’AI Act europeo.

In particolare, il primo decreto regola governance, vigilanza e formazione obbligatoria per i professionisti, mentre il secondo introduce la responsabilità civile e penale per l’uso improprio dell’AI.

Senza entrare nel dettaglio dei testi, dalla normativa emerge un principio trasversale e chiaro: l’AI è uno strumento a supporto della decisione umana, mai un suo sostituto. La responsabilità di ogni attività svolta con l’ausilio dell’AI, quindi, resta sempre in capo al professionista.

Usare l’AI “alla cieca”, quindi, non costituisce più solo un rischio pratico (che la risposta sia sbagliata), ma anche un vero e proprio rischio legale (fonte di responsabilità).

L’AI Act europeo sta man mano prendendo forma e le norme in tema AI si stanno evolvendo velocemente: chi non dovesse preoccuparsi di prepararsi ora rischia di trovarsi impreparato proprio nel momento in cui le regole diverranno operative.

Per un agente immobiliare questo significa una cosa concreta: puoi usare l’AI, con le dovute cautele, per tante cose (scrivere annunci, gestire comunicazioni, organizzare il lavoro). Tuttavia, quando si tratta di un dubbio su una normativa, su un adempimento o su come gestire un documento sensibile in una compravendita, è fondamentale affidarsi anche a qualcuno che quella risposta la conosca davvero, la aggiorni in tempo reale e soprattutto ne garantisca la veridicità. L’AI non può farlo, ma un esperto sì.

 

Regold: il tuo punto di riferimento quando l’AI non basta

In sostanza, usare l’AI non è sbagliato, anzi, sta migliorando tantissimo il modo in cui lavoriamo. Tuttavia, è un grosso errore impiegarla senza sapere dove finisce la sua competenza e dove comincia la tua responsabilità.

Tanti agenti immobiliari più accorti lo hanno già capito: la tecnologia viene accettata e valorizzata solo quando rafforza la qualità e l’affidabilità del servizio, senza compromettere la relazione e la cura percepita dal cliente. L’AI fa bene alcune cose, velocizza, organizza, suggerisce, ma su tutto ciò che riguarda la burocrazia, la normativa e i processi legali di una compravendita, è fondamentale avere qualcuno alle spalle che sappia cosa sta facendo, qualcuno che verifichi, aggiorni, e soprattutto risponda delle proprie affermazioni.

Regold è nata esattamente per questo.

Non siamo un’alternativa all’AI, e non ti chiediamo di abbandonarla. Vogliamo essere il livello superiore: quello che trasforma un processo digitale in un processo affidabile.
Regold digitalizza la burocrazia delle agenzie immobiliari italiane (contratti, adempimenti, conformità, gestione documentale) con la stessa efficienza che ti aspetti dalla tecnologia, ma con la supervisione umana che la legge oggi richiede esplicitamente e che il tuo cliente si aspetta.

Quindi, la prossima volta che hai un dubbio su un preliminare, su un obbligo di informativa, su una conformità catastale o su come gestire un documento in una trattativa delicata, fermati un secondo prima di aprire ChatGPT e contattaci: ti risponderà una persona in carne e ossa, che di real estate e di processi legali si occupa ogni giorno e che sa quali verifiche fare e quali domande porti per fornirti una risposta corretta e verificata.

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